NON E’ UN SISTEMA DEMOCRATICO

Posted: gennaio 12, 2010 in Uncategorized
L’ACR non  è un sistema democratico… non può essere un sistema democratico. Non si chiamerebbe ACR se fosse un sistema democratico. Mi spiego. Nella mia grande ignoranza, la mia idea di sistema democratico è un lavoro per cui tutti vengono ascoltati, tutti possono parlare ma alla fine decide la maggioranza…
Questo è un sistema democratico… vi faccio un esempio.
E’ una di quelle giornate di mezza primavera da paura, quelle con il sole che non è troppo caldo e manco troppo freddo… perfetto, e sarà così tutta la settimana. E allora decidete, sabato prossimo niente incontro, sabato prossimo scampagnata. Potete usare il pulmino della parrocchia, avete le Vs macchine e anche quelle di qualche genitore, di quelli sempre presenti (qualcuno c’è ancora). Allora si va tutti sul monte Bondone, si fa assieme il sentiero di un’ora e mezza, e sopra, c’è una radura, e una cascata che cade dal monte, spettacolare. Non ci si arriva in macchina per cui bisogna parcheggiare in basso e arrivare alla cascata a piedi.
Lo proponete ai ragazzi e va bene a tutti, tutti tranne uno, Luigino. Luigino è uno di quegli ACRini che ci sono sempre, entusiasti, che ci dicono sempre di si.
Luigino dice che non può venire. “Ma come Luigino sarà fantastico” “Si lo so ma non posso”.
A questo punto in un sistema democratico vincerebbe la maggioranza e quindi si va al monte Bondone.
In un sistema democratico…. ma non all’ACR, l’ACR non è un sistema democratico ma un sistema…. di Luigino.
Luigino non può venire al monte Bondone, perchè sul monte Bondone non ci si arriva in macchina, e Luigino non cammina, Luigino è su una sedia a rotelle.
Il gruppo educatori è un po’ sgangherato, perchè nessuno organizzerebbe una cosa a cui Luigino non riuscirebbe a partecipare. Ma nel caso in cui siate così sgangherati anche voi, non ci sarebbe bisogno di votare, perchè appena proporrete ai ragazzi di andare in un posto non raggiungibile in macchina, loro applicherebbe immediatamente il sistema dell’ACR, quello di Luigino. In fondo l’ACR è la loro!!! O no? E quindi tutti direbbero che non si va al monte bondone ma si cambia, si va in un posto un po’ meno suggestivo ma raggiungibile in macchina. Si chiede ai genitori di Luigino di accompagnarci, lo chiederà Marta, loro saranno sicuramente contenti. “Si ma mentre saliamo per il sentiero qualcuno dovrà fare compagni a Luigino, o potrebbe stare da solo con i suoi per un’ora e mezza mentre saliamo” (un gruppo educatori sgangherato….). Ma non c’è bisogno di porre la domanda, perchè Giulia, Massimo e Marta (secondo me tra lei e Luigino qualcosa c’è) hanno già detto che loro vanno su con i genitori di Luigino per fargli compagnia durante il viaggio e durante la salita degli altri per il sentiero.
Ora, la situazione che vi ho descritto è semplice, Luigino ha un porblema, serio, evidente e in un certo senso inabilitante.
Ma in ognuno dei vs gruppi c’è un Luigino, per meglio dire c’è un Luigino in ogni ragazzo che viene all’ACR, e anche in ognuno di noi. C’è Massimo, talmente timido da aver paura di chiedere un panino in autogril alla cassa (e quando dico paura intendo proprio dire paura), c’è Sara con una visione talmente ovattata (dai genitori) del mondo che la prima volta che si scontrerà con la realtà sarà un dramma, c’è Laura, che è dura per quanto fragile che la trovi spesso da sola in un angolo a piangere mentre di fronte agli altri è un pezzo di granito, e via di seguito. Ognuno dei ns ragazzi ha qualcosa di diverso, qualcosa che nel bene e nel male lo contraddistingue dagli altri, qualcosa che li fa andare al loro passo, sulla loro strada. Allora lo scopo qual’è? Allenarli fino a che non riusciranno ad andare al passo di tutti?
O … rispettarli, loro, le loro abilità, i loro tratti distintivi, il loro passo e soprattutto il loro progetto che è una roba ancora inesplorata… e come farete a fare gruppo con tutta questa gente che cammina con il proprio passo?
Ah questo è un segreto tra voi e il vs gruppo ACR. L’importante, qualunque sia il metodo o il segreto, ricordatevi che l’ACR è il sistema di Luigino, il sitema in cui non vince la maggioranza, vince l’individuo, che in ogni singolo momento dell’incontro viene costantemente valorizzato, capito, spronato, ovviamente, a percorrere la sua strada e soprattutto amato. L’ACR è il luogo ideale per sentirsi amati e accolti da tutti, anche dai più grandi.

Dire il contrario è da folli… l’ACR in sè e per sè è decisamente una cosa semplice:
un padre nostro
due chiacchiere su una panchina
un pallone per tirare 4 calci.

Questo è un incontro ACR, l’incontro ACR ideale. E allora, tutte le altre robe che facciamo?
Beh quelle servono a voi educatori, per aiutarvi a coinvolgerli, per aiutarli a comprendere, perchè mettersi a fare due chicchiere su una panchina e tracciare in questo modo la strada, il solco che dovrebbero seguire i ragazzi, è decisamente impegnativo e forse non tutti siamo in grado di farlo.
E allora ci viene in aiuto la tecnica, il metodo e tutte le altre cose che ci siamo inventati…..
Ma l’ACR è una cosa semplice, molto semplice. Se non avessimo guide, libri, gadgets, carte di adesione, chi di voi si sente un educatore ACR non riuscirebbe a creare un rapporto con un gruppo di ragazzini? Non riuscirebbe a fargli conoscere la Via, la Verità e la Vita? Bah…. mi rendo conto che detto così sembro un folle.
Ma prima di scartare l’idea, riaccendete il cervello e pensate.
Non è quello che fate tutti i sabati? Non sono le cose che dite, non sono i libri che leggete, non sono i giochi che inventate…. siete voi, la vostra fede e soprattutto la vostra vita di fede. Lo sanno, non potete camuffare chi siete e come lo fate, il perchè lo fate le vostre motivazioni. I ragazzi lo capiscono, lo sentono. Se dietro a tutte le attività che proponete non avete qualcosa di solido, un’esperienza solida, una fede solida e adulta, se ne accorgono. E allora non c’è nulla che vi può aiutare. Non contano più i mega cartelloni, non contano più i siti, i blog, le finte chat e via discorrendo….. non conta più nulla perchè se alla fine, dietro a tutto questo non ci sono proposte serie, solchi profondi nella terra, strade da costruire assieme e su cui camminare, non c’è più l’ACR. E quindi…. un Padre Nostro, due chiacchiere sulla panchina del parco di fronte alla parrocchia, 4 calci ad un pallone….

IL TEMPO ….. CHE RISORSA

Posted: giugno 1, 2009 in ACR
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Tutte le volte capita  che qualcuno picchi sempre li, periodicamente, e mano a mano che le voci si rincorrono diventa un caso nazionale…. i nostri educatori ACR sono troppo impegnati. Bisogna fargli fare meno incontri!!!

Ora chiariamo una cosa, decisamente semplice, bisogna fargli fare gli incontri che servono a fare in modo che i ragazzi abbiano gli educatori ACR più preparati, abbiamo i loro momenti di condivisione fatti nel modo migliore, abbiano qualcuno che si prende cura di loro a tutto tondo…..

Non è che si fanno degli incontri giusto perchè così le equipes o i responsabili vicariali (zonali) possono tenersi impegnati.

La critica, intelligente e costrutiva (e qua abbiamo già posto limiti che scremano parecchio ciarpame [va cosi di moda usare questa parola che non volevo essere da meno]), non può essere facciamo troppi incontri per gli educatori. Ci rendiamo conto che l’essenziale è veramente poco e semplice da realizzare, ma tra tutto ciò che non è essenziale, bisogna trovare quelle cose che sono veramenti importati. Voglio dire, lo scopo di una festa diocesana non è ovviamente fare cartelloni, ma se ritenete che per raggiungere lo scopo sia meglio fare un cartellone 3 metri per 10 (esempio) si cerca la gente per realizzarlo e si fa. Punto.

Volevo portare alla Vs attenzione due esempi, purtroppo accaduti.

il primo. Un genitore (parleremo al maschile solo per praticità) decisamente inserito in Azione Cattolica, che ha un figlio che fa l’educatore ACR viene da me e mi dice che secondo lui gli educatori fanno troppi incontri. Sapendo a cosa si riferiva, ma facendo un po’ il finto tonto, come sempre, gli ho chiesto di cosa stava parlando. E mi racconta che il figlio è andato da lui e ha detto che voleva smettere di fare l’attività sportiva agonistica che stava praticando (palla… qualcosa) per dedicare più tempo all’ACR (effettivamente gli era stato chiesto di entrare nel gruppo che prepara i campi estivi per tutta la diocesi). “Ma non è possibile che l’ACR impegni così tanto gli educatori, hanno una vita, lo sport è importante …” e via di seguito. Io dopo aver ascoltato tutte le sue obiezioni ho chiesto: “Scusami ma tu 20 anni fa quando facevi ACR quali sport agonistici facevi?” “beh nessuno, non avevo tempo” “E i compagni di squadra di tuo figlio fanno qualcos’altro a parte il loro sport a livello agonistico?” “NO”. “allora non potremmo dire che lo sport a livello agonistico porta via parecchio tempo? cioè voglio dire siamo disposti a rubare del tempo all’ACR per dedicarlo allo sport e non siamo disposti a rubare del tempo allo sport per dedicarlo all’ACR. Forse dovremmo cominciare a ragionare in altri termini e a comprendere che il valore di fare l’educatore dell’ACR va molto al di là dello sport. Forse è ora di cominciare a parlare di egoismo e altruismo, di dare e riceve e smetterla di dire che l’ACR porta via del tempo. Anche perchè l’ACR che tuo figlio stà vivendo come educatore è stata costruita, anche da te, da persone che all’ACR hanno sacrificato ben più dello sport. E’ giusto? E’ sbagliato? Questo non lo so, so solo che a tutti faceva comodo, te incluso, avere degli educatori ACR sempre pronti a cancellare i loro impegni per dedicarli all’AC e all’ACR. Se ti andava bene che lo sacrificassimo noi il tempo, non capisco perchè non ti va bene che sia tuo figlio a sacrificare questo tempo per l’ACR, sempre che la parola sacrificio sia la parola esatta….”

Il secondo. Un giorno, o per meglio dire una sera, durante un consiglio diocesano, uno dei consiglieri cavalcando “l’assioma” gli educatori ACR fanno troppi incontri, mi disse che non capiva perchè ci volessero tre settimane per preparare un ritiro spirituale con i ragazzi. Perchè lui da solo sarebbe riuscito a farlo 1 settimana. La risposta è stata un po’ piccata effettivamente, perchè gli dissi che lo credevo un po’ più…sveglio… io in una settimana intera, da solo, riesco a preparare un intero campo scuola con tanto di libretti per i ragazzi, attività e tutto il corollario necessario a fare una settimana di campo. Dopo la bagarre scatenata dalla frase, bagarre che comprese tentativi di suicidio di massa di varia natura, siamo finalmente arrivati ad un chiarimento.

E’ ovvio che ognuno di noi da solo riesce a fare chissà cosa, ma non è questo lo scopo del riunire degli educatori di tutta la diocesi, dell’organizzare dei ritiri diocesani o dei campi diocesani. E’ dare un maggior respiro al senso di comunità che l’ACR esprime con il gruppo. Il riunire un gruppo di educatori periodicamente per preparare i campi ha un obiettivo, la comunione e quindi la formazione. Non si tratta di preparare un evento, si tratta di imparare gli uni dagli altri, si tratta di fare comunità e far sentire ogni educatore parte di una comunità. Si tratta di camminare assieme. E per fare questo bisogna incontrarsi, vedersi e condividere. Non possiamo pensare che le occasioni di incontro possano essere solo ed esclusivamente legate alla preparazione tecnica di un evento o di un incontro. Non siamo un’azienda con obiettivi e guadagni, siamo un’associazione cattolica. E il nostro obiettivo è uno e uno soltanto, non si tratta di tempi, efficienze e bilanci. Si tratta di vite di percorsi e di santità. Che esempio daremmo ai ns ragazzi se la diocesi venisse “comandata” da un uomo solo al comando??? E’ per questo che c’è un’equipe, un responsabile e un vice, un assistente…. l’ACR vive il gruppo e le occasioni che possono riunire un gruppo come l’elemento fondamentale del gruppo stesso.  E’ lo stare assieme e la gioia dello stare assieme che fondano sta’ cosa che chiamiamo ACR…. INSIEME C’E’ PIU’ FESTA… basta crederci…

COSA MI CHIEDE L’AC ….

Posted: aprile 21, 2009 in ACR
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“Noi sognavamo un mondo diverso un mondo….
un mondo di libertà, un mondo di giustizia un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità

ho 85 anni da allora ne sono passati 60 e purtroppo questo mondo non c’è

allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la vostra lotta”

Germano Nicolini, comandate diavolo da Appunti Partigiani – Modena City Ramblers

Ma cosa chiede l’Azione Cattolica ad un educatore ACR?

Beh, come tutte le cose che riguardano l’Ac, la cosa è molto soggettiva. Cosa chieda l’AC a ogni educatore ACR non lo so. Ho un’idea di quello che ho chiesto io agli educatori ACR, soprattutto a quelli che collaboravano con me a più stretto contatto.
Penso che in fondo in fondo le parole di Germano Nicolini rispecchino a pieno ciò che l’AC chiede a voi educatori ACR.
“Riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la vostra lotta…..”
Potevamo sostituire lotta con cammino, effettivamente lotta non ci piace molto, dà un’idea di contrasto decisamente esagerato, ma cammino non rende l’idea. E’ un po’ troppo blando, non è come un esploratore che cerca la via per superare la collina, ma come un passeggiatore della domenica che si muove con 100 cartine in mano e non prende un sentiero se non è segnato dal CAI…. noi non siamo così!!!

Quando io ho fatto la stessa domanda ad una delle educatrici che mi hanno insegnato l’ACR, mi ha detto che lo scopo principale di un educatore ACR all’interno dell’associazione era “battere i pugni sul tavolo!!!”, parole testuali. Soprattutto parole condivise…. battere i pugni sul tavolo significa “combattere” per i vostri ragazzi, per i loro diritti, per il riconoscimento della loro esistenza come parte fondante dell’associazione. Non sono solo quelli che “bisogna farlo se no non siamo completi come associazione” o “ma guarda che carino avere i bambini con noi”. Non sono l’elemento decorativo dell’associazione ma un elemento fondante. Non sono un investimento per il futuro. Sono il presente dell’associazione e della Chiesa. Ovvio, a loro modo, ma a nessuno è richiesto di farlo in altro modo. L’AC non chiede a un 40enne con famiglia lo stesso contributo che a un 20enne universitario o lavoratore. E pertanto non chiede a un bambino di 6 anni, a un ragazzo di 11 o a un preadolescente di 14 le stesse cose che chiede ad un giovane o ad un adulto. L’AC chiede all’ACR e quindi anche a voi educatori, di non fargli scordare l’importanza che i ragazzi rivestono non solo nell’associazione ma anche nella vita stessa della Chiesa Cattolica. L’AC vi chiede di farsi ancora coinvolgere dai ragazzi, dai loro continui stimoli, dal loro entusiasmo. Dal lo sguardo innocente, senza secondi fini, senza scopi, solo con la voglia di vivere la loro vita, di imparare, di giocare…

Ed allora a voi è chiesto di ragionare con la vostra testa, sono chieste nuove idee, differenti punti di vista che quando, più per pigrizia che per altro, non vengono neanche sentite voi avete il dovere nei confronti dei vostri ragazzi di battere i pugni sul tavolo, anche fisicamente se necessario (quante volte è successo… forse troppe….) per farvi ascoltare. ATTENZIONE, dovete capire quale sia il modo migliore per battere i pugni sul tavolo e farsi ascoltare, e mettere a frutto le vostre idee.

Ovvio… questa è solo un’opinione….

ci sono anch’io

Posted: aprile 17, 2009 in ACR

Io di risposte non ne ho

mai avuto e mai ne avrò

di domande ne ho quante ne vuoi

e tu neanche tu mi fermerai

neanche tu ci riuscirai

io non sono quel tipo di uomo e non lo sarò mai

non so se la rotta è giusta o se

mi sono perduto ed è

troppo tardi per tornare indietro

così meglio che io vada via

non pensarci è colpa mia

questo mondo non sarà mio

non so se è soltanto fantasia

o se è solo una follia

quella stella lontana laggiù

però io la seguo e anche se so

che non la raggiungerò

potrò dire ci sono anch’io

non è

stato facile perché

nessun altro a parte me

ha creduto però ora so

che tu

vedi quel che vedo io

il tuo mondo è come il mio

e hai guardato

nell’uomo che sono e sarò

ti potranno dire che

non può esistere

niente che non si tocca o si conta o si copra

perché

chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te

e so che non è una fantasia

non è stata una follia

quella stella la vedi anche tu

perciò io la seguo e adesso so

che io la raggiungerò

perché al mondo ci sono anch’io

perché al mondo ci sono anch’io

ci sono anch’io

ci sono anch’io

MEDITATE GENTE MEDITATE

UN AMICO PIU’ GRANDE…

Posted: aprile 17, 2009 in ACR
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Penso che sia abbastanza complicato capire quale sia il ruolo di un educatore all’interno di un gruppo ACR anche perché la definizione “Amico più grande” non si sposa proprio bene né con il concetto di Amico, né tantomeno con il concetto di educatore.

Allora chi è un Educatore dell’ACR?

Dopo tanti anni sono proprio fiero di dirvi che… rullo di tamburi….., non lo so!!!

Per meglio dire non credo che un Educatore dell’ACR possa in qualche modo essere classificato né con una frase ad effetto né tantomeno con un colore o con un segno o una…. boh, qualunque altra cosa vi venga in mente.

Penso che ci voglia molto buon senso per definire un Educatore ACR.

Prima di tutto, sì un educatore ACR è un amico più grande, un amico speciale che si pone nei confronti dei ragazzi dell’ACR con un atteggiamento speciale. Non potete pensare, e lo dico nel modo più chiaro possibile, di scaricare sui ragazzi dei vostri gruppi i vostri problemi, le vostre frustrazioni, i vostri inghippi come se i ragazzi dell’ACR fossero la vostra amichetta/o del cuore. Molte cose non le capirebbero, molte altre non riuscirebbero ad affrontarle ed altre ancora … beh è troppo presto per affrontarle.

Ma vedo un educatore come un accompagnatore, un consigliere che passo dopo passo cerca di consigliare i ragazzi per il meglio. Come? Ponendo domande! Sì perché se un Educatore ACR dà risposte non ha capito nulla. Le risposte le devono trovare i ragazzi anche perché voi non conoscete le risposte alle domande di ogni vostro ragazzo, e quindi saranno risposte sbagliate.

Penso anche che un educatore cerchi in qualche modo di tracciare i solchi, le strade, o comunque le indicazioni. Non può tracciare tutta la strada ma sicuramente può tracciare delle indicazioni, lasciare delle tracce.

Ma la differenza la fa quando un Educatore Acr si trasforma in un molo al quale approdare durante la tempesta. Quello che quando hai un guaio, ti viene in testa e sai che troverai sempre la porta aperta. Quello che c’è e ci sarà e si farà in quattro per te. Uscire dall’ACR con questa consapevolezza è un bel passo avanti!!!

UN GIORNO….

Posted: aprile 17, 2009 in Uncategorized
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Un giorno mi hanno chiesto di andare a un incontro per i giovani educatori della mia diocesi. Per giovani educatori intendo quelli che fanno ACR da meno di due anni.

Ad un certo punto uno di questi ragazzi mi ha fatto una domanda. Già è lodevole il fatto che abbia avuto il coraggio di fare una domanda di fronte a tutta quella gente… poi sulla domanda potremmo anche avere da ridire.

La domanda era una cosa di questo tipo: “Quali successi (o qualcosa del genere) ci dobbiamo aspettare dall’esperienza come educatore dell’ACR?”

Risposta:

prima di tutto voglio dividere la risposta in due tanto per farvi capire.

Se volete fare gli educatori dell’ACR per mietere successi, per aumentare la Vostra stima personale o per gongolarvi nel fatto che fate una cosa figa….. quella è la porta, si apre spingendo verso il basso la maniglia con la mano e si spinge o si tira l’anta. Quando siete fuori da qua prima di attraversare la strada guardate sempre a destra e a sinistra….. Eh sì perché se siete qui per questi motivi, voi di ACR, di AC, della vostra esperienza nei giovani/giovanissimi o negli adulti di AC non avete proprio capito nulla e quindi vi spiego anche come attraversare la strada visto che, se state facendo una cosa che non capite e gli dedicate tutto questo tempo e impegno, dovete sicuramente avere delle difficoltà e quindi cerco di spiegarvi come attraversare la strada. Se poi non è sufficiente ditemelo che vi accompagno.

Non posso dirti io a priori quali successi ti puoi aspettare da questa esperienza.

Sicuramente puoi aspettarti di trovarti di fronte a un gruppo di persone motivate che faranno di tutto per aiutarti a comprendere appieno questa cosa dell’ACR (se non li trovi chiamami che ti aiuto io e tiro le orecchie a loro).

In secondo luogo puoi aspettarti di avere di fronte a te un periodo felice della tua vita. Costellato da sorrisi, da disponibilità e da cortesia. Anche alle ore tarde della notte a fare cartelloni o ad organizzare campi-scuola, ti puoi sempre aspettare un bel ricordo e un grande sorriso, soprattutto in quei momenti di fatica (se non è così chiamami uguale che ci facciamo quattro risate e tiro le orecchie sempre a loro ma anche un po’ a te che non ti metti in gioco se questo non capita).

Altre cose non te le posso garantire ma quelle che ti ho detto non sono mica roba da ridere!!!!

Se poi la domanda è cosa io considero un successo in tutto ciò che ho fatto nell’ACR…. beh, per quanto tu e i benpensanti di AC possiate considerare strana questa mia risposta, io ho considerato un successo una giovane donna di 18 anni, mia acierrina del tempo, che mi ha detto che è per merito mio che lei crede che la religione cattolica non faccia al caso suo e mi ha spiegato, motivando e mostrandomi le riflessioni, i passaggi che l’hanno portata a questa scelta. Tutti logicamente fondati, vista anche la sua storia personale.

Lo considero un successo perché penso che una persona che riflette tanto intensamente su una cosa da pensare anche di abbandonarla, non per pigrizia, noia o comodo, ma perché è una scelta che sta prendendo in considerazione, lo ritengo un successo.

Ritengo che il mio servizio sia stato veramente importante se ha fatto crescere in questa persona un senso di religiosità tale dal portarla a valutare altre esperienze di fede reali o l’abbandono della religione.

Ritengo un successo il fatto che mi abbia cercato per dirmelo, vuol dire che c’è ancora speranza, che ci sono ancora dubbi, altrimenti non mi avrebbe cercato. Vuol dire che ho lasciato una traccia e che lei mi lascia una porta aperta e mi chiede implicitamente (speriamo di aver letto bene) di essere aiutata a non fare questa cosa o capita, se il resto della sua comunità non riesce a comprenderla e a starle vicino. Perchè a volte più che dei credenti sembriamo degli appartenenti a una setta. Questo secondo me è stato un grossissimo successo!!!!”

Ho pianto!!!

Posted: aprile 17, 2009 in Uncategorized

Prima o poi doveva accadere, ma come tutti, pensiamo sempre che debba accadere il più tardi possibile.
il 4 marzo 2008, data da segnare sul calendario, all’età di 69 anni, si è spenTa la luce di Gary Gigax. So che per molti di voi non vuol dire nulla, ma Gary Gigax è l’inventore di Doungen’s and Dragon’s, il primo grande e forse l’unico vero gioco di ruolo.

So che nella “povera” mente di qualcuno di voi è passata l’idea ” E questo cosa ha a che fare con me, l’ACR o il mio lavoro?”.
Per chiunque di voi si ponga la domanda,….. nulla…. proprio il nulla…….
Per chi di voi invece la cosa ha significato qualcosa, beh allora siamo sulla stessa barca.

E’ con D&D che ho capito cosa voleva dire fare analisi, ho capito cosa volevo fare  e che ruolo volevo intraprendere nell’ACR e nella mia vita. E’ con D&D che ho scoperto che si può fare di tutto, basta volerlo seriamente ed è, infine, con D&D che ho scoperto il valore dell’AVVENTURA!!!!!

E quindi Gary addio…. compagno di viaggio… Buona Avventura!!!!!

CHE DOMANDA!!!!

Posted: aprile 17, 2009 in ACR
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Mi hanno chiesto di partecipare a degli incontri dell’ACR della mia diocesi chiamati Scuola Educatori. Lo scopo? Da ciò che mi hanno detto dovrei spiegargli come si fa a fare ACR.
bah…. io l’ho detto poi a tutti quegli educatori che proprio non ero in grado di insegnargli l’ACR. Eh no perchè l’ACR non si insegna, si impara. E i maestri dell’ACR sono così pochi!!
Beh i primi ovviamente i ragazzi che vanno al gruppo, i più importanti maestri sono loro. Sono loro perchè tu sei un tipo che propone a loro la LORO Azione Cattolica. Se non li stai ad ascoltare, se non li senti neanche, come fai a definirti un educatore dell’ACR? L’Azione Cattolica dei Ragazzi è la loro Azione Cattolica. Sono i primi a sapere cosa vogliono e sono i primi a farti capire come portarli a ciò che vogliono.
Gli altri… beh gli educatori della tua parrocchia. I tuoi compagni di strada più stretti, che condividono con te le storie dei Vs ragazzi, le storie delle vostre vite insieme. E’ con loro che leggi la realtà non solo dei ragazzi che vengono al gruppo ma anche della Chiesa e della società. L’AC fa sempre l’errore che sia possibile separare la formazione personale di un soggetto dalla formazione specifica ad un servizio. Non è possibile tenere separati questi due momenti in quanto l’uno è legato all’altro. Il servizio in AC educativo o di altra natura, ti prende talmente tanto che non lo riesci a distinguere dalla tua vita. I tuoi amici educatori si trasformano nel tuo gruppo. Con loro condividi le esperienze, con loro condividi le gioie e i dolori di un cammino in salita. Chi meglio di loro ti può insegnare l’ACR?

Gli altri, sia che si chiamino o si atteggino a responsabili nazionali, diocesani, vicariali (come siamo complicati) o altro, non ti possono insegnare l’ACR, ti possono spiegare semmai, alcune parti dell’ACR:
mete educative, metodo, guide, iniziazione cristiana, o cos’altro….. Loro te la possono spiegare che roba è questa, ma da qui ad insegnarti  l’ACR ce ne passa di acqua sotto i ponti!!!!

Allora una ragazza alza la mano e mi chiede che cosa ci stanno a fare i vari responsabili dell’AC se non possono insegnare l’ACR?
Beh intanto per spiegarti le cose dell’ACR come dicevamo prima. In secondo luogo sono lì per imparare da voi a fare ACR. Come voi imparate in parrocchia con i vs ragazzi così il resp diocesano dell’ACR impara da tutti voi. Voi siete il suo gruppo educatori. Se così non è allora è… come dire… troppo suberbo e spocchioso per fare il responsabile dicoesano dell’ACR.

La componente fondamentale dell’ACR è il gruppo stesso. E mano a mano che sali in questa assurda gerarchia, questo gruppo si allarga sempre di più perchè più vai su più sono le cose che devi impare sull’AC e dell’ACR.

Senza gruppo non c’è l’ACR! Un responsabile diocesano che prende le decisioni da solo e le impone in un modo o in un altro al’Equipe Diocesana o alla diocesi intera, non ha capito nulla.
Non è  il capo, ma il servo. Colui che è chiamato a decidere non può ritersi capo, ma deve ritenersi una pedina, che serve a fare in modo che gli altri crescano. Come se fosse uno scalino che aiuta a salire le scale. Il mezzo che viene calpestato per arrivare in cima.
NON SA TUTTO, MA VIVE DI TUTTO!

CI SIAMO

Posted: aprile 17, 2009 in ACR
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Ciao a tutti!!!!
Chi siamo????? Vecchi (purtroppo molto) Educatori ACR. Veniamo da varie e variegate esperienze e diocesi. Abbiamo fatto parecchie cose (resp. dioc, collaborato con l’ACR nazionale, organizzato feste, ritiri e campeggi per migliaia di ragazzi). Ad oggi la ns vita non ci permette più di continuare un impegno attivo all’interno dell’Azione Cattolica dei Ragazzi. Pertanto abbiamo deciso di condividere la ns esperienza con tutti voi.
E’ stato semplice, un paio di mail, due telefonate e qualcuno che ci aiutasse a trovare lo strumento giusto (noi di blog e compagnia bella non ne capiamo molto, stiamo ancora imparando).

Ci siamo voluti chiamare TrattoriDigitali, siamo lenti ma prima o poi raggiungiamo lo scopo superando qualunque difficoltà, tendiamo a sporcarci le mani prima di spiegare agli altri cosa fare, siamo aperti a qualunque proposta.
Se avete domande, se volete proporre argomenti o se semplicemente ci volete contattare, o postate qualcosa sul blog o ci mandate una mail trattoridigitali@gmail.com!!!

Ci sentiamo presto

CIAO A TUTTI